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Nelle immediate vicinanze del Parco Nazionale del Pollino e delle splendide spiagge della costa di Maratea è situato il Massiccio del Sirino, una delle riserve naturali più belle ed incantevoli della Basilicata. Sito di Interesse Comunitario e Zona a Protezione Speciale della provincia di Potenza, parte predominante del Parco Nazionale dell'Appennino Lucano - Valdagri - Lagonegrese. Il Massiccio del Sirino, con le sue cime che superano i 2000 metri di quota, garantisce un buon innevamento durante tutto il periodo invernale, offrendo la possibilità di praticare lo sci alpinismo e lo sci di fondo. Il Massiccio del Sirino offre inoltre l'opportunità, durante tutto l'anno, di praticare Trekking e Nordik Walking sulle sue cime, negli splendidi boschi di Faggio o sulle rive del lago Laudemio (o Lago Remmo), lago di origine glaciale sito ad oltre 1500 metri di quota, avvolto da boschi lussureggianti, che attira l'attenzione dei visitatori soprattutto nella stagione primaverile quando, grazie alla presenza di una particolare specie di alga, assume una suggestiva colorazione verde smeraldo. Sul Massiccio del Sirino viene inoltre segnalata la presenza di numerose specie faunistiche protette quali il lupo, la lontra, la salamandra dagli occhiali, il tritone italiano, il tritone crestato, la rana verde e la rana dalmatica. Di notevole interesse specie vegetali autoctone quali l'astragolo del sirino e la vicia serinica, quest'ultima considerata specie rara dal Libro Rosso del 1992.

La Certosa di San Lorenzo, conosciuta anche come Certosa di Padula, è la più grande certosa in Italia, nonché tra le più famose, ed è situata a Padula, nel Vallo di Diano, in Provincia di Salerno. Nel 1998 è stata dichiarata Patrimonio dell'Umanità dall'UNESCO.

La certosa fu fondata da Tommaso Sanseverino nel 1306 sul sito di un esistente cenobio ed è dedicata a San Lorenzo. La sua struttura richiama l'immagine della graticola sulla quale il santo fu bruciato vivo. La storia dell'edificio copre un periodo di circa 450 anni.

La parte principale della Certosa è in stile Barocco ed occupa una superficie di 51.500 m² sulla quale sono edificate oltre 320 stanze. Il monastero ha il più grande chiostro del mondo (circa 12.000 m²) ed è contornato da 84 colonne. Una grande scala a chiocciola, in marmo bianco, porta alla grande biblioteca del convento.

Secondo la regola certosina che predica il lavoro e la contemplazione, nella Certosa esistono posti diversi per la loro attuazione: il tranquillo chiostro, la biblioteca con il pavimento ricoperto da mattonelle in ceramica di Vietri sul Mare, la Cappella decorata con preziosi marmi, la grande cucina dove, la leggenda narra, fu preparata una frittata di 1.000 uova[1] per Carlo V, le grandi cantine con le enormi botti, le lavanderie ed i campi limitrofi dove venivano coltivati i frutti della terra per il sostentamento dei monaci oltre che per la commercializzazione con l'esterno. I monaci producevano, vino, olio di oliva, frutta ed ortaggi.

Oggi la Certosa ospita il museo archeologico provinciale della Lucania occidentale, che raccoglie una collezione di reperti provenienti dagli scavi delle necropoli di Sala Consilina e di Padula. Questo museo copre un periodo che va dalla preistoria all'età ellenistica.

L'origine delle Grotte di Pertosa (la cui denominazione ufficiale è "Grotte dell'Angelo di Pertosa"), è fatta risalire a ben 35 milioni di anni fa, sono le più importanti dell'Italia del sud, le uniche ad essere attraversate da un fiume sotterraneo, il Tanagro o Negro, il cui corso è stato deviato a scopo di utilizzo energetico. Così facendo l'entrata delle Grotte si è allagata, tanto da permettere l'accesso all'interno, solo attraverso suggestive barchette sapientemente guidate da esperte guide del Comitato Pro Grotte dell'Angelo.

Capacità invaso mc. 155 milioni IL LAGO DEL PERTUSILLO

Negli anni Sessanta, quando fu sbarrato il corso dell'Agri, nacque il lago del Pertusillo.Quest'opera di alta ingegneria idraulica ha un'altezza di 100 metri ed una struttura ad arco gravità. La sua realizzazione ha dato vita ad un invaso di 155 milioni di metri cubi d'acqua in grado di rispondere ad esigenze diverse quali la produzione di energia elettrica e l'irrigazione di trentacinquemila ettari di terreno. Lungo le sponde, il comune di Spinoso ha realizzato un asse attrezzato con soste di ristoro ubicate in suggestive vallette e dotate di attrezzature quali campi da bocce, barbecues, tavoli ecc.; in c.da Ficarella è stata inaugurata da poco un'oasi di ristoro in una cornice naturale praticamente incontaminata. Il lago è ricco di trote, anguille e carpe e costituisce un'attrattiva per i pescatori non solo locali.

Storia
Le origini di Moliterno si perdono nei meandri del tempo, e pare che fosse già abitato nell'epoca preromana. Notizie certe parlano di un 'accrescimento del "pagus't di Moliterno, dopo la distruzione di Grumento, avvenuta ad opera dei Saraceni tra l'872 e il 975 (secondo altri avvenuta nel 1031), per l'arrivo di numerosi Grumentini sfuggiti al massacro. Questi si raccolsero intorno alla torre longobarda. Infatti, il primo popolo straniero che ha lasciato traccia di sé nell'at­tuale centro abitato, furono i Longobardi. Essi, sospinti nel principato di Salerno, cui Moliterno apparteneva, fecero costruire la "torre merlata" a base quadrangolare e fusto circolare. La torre aveva funzione di vedetta, ossia serviva per controllare i Saraceni, che attraverso il valico di Castelsaraceno, miravano alla conquista di Grumento.Nella seconda metà dell'XI° sec., Moliterno passò sotto la dominazione dei Normanni, che fecero costruire il Castello e regnarono dal 1059 al 1186
Con il matrimonio di Costanza d 'Altavilla, ultima erede dei normanni, con Enrico VI°, subentrarono gli Svevi. Sotto Federico II° lasciò traccia di sé uno dei primi feudatari Nicolau de Moliterno, cui Federico II° Regesto del 1239) consegnò, per tenerlo prigioniero, il barone Nicolattum de Cusano. Lo scontro decisivo tra l'esercito di Carlo d’Angiò, chiamato in Italia dal pontefice Clemente IV°, contro Manfredi, figlio naturale di Federico II°, si concluse a Benevento nel 1266 con la sconfitta e la morte di Manfredi.Morto lo svevo Manfredi, Moliterno passò sotto la domina­zione Angioina, e più precisamente del barone Brajda. Carlo D'Angiò, infatti, concesse il feudo a Oddone di Brajda, che era il generale della sua cavalleria. Testimo­nianza di ciò è la carta di concessione feudale che Cassini rinvenne nel processo tra Brajda ed il principe di Stigliano, cioè il Diploma che Carlo I° d'Angiò, rilasciò nel 1269 a favore del Barone Lombardo Oddone di Brajda.

Con tale scritto, diretto al giustiziere di Basilicata, fu donato ad Oddone di Brajda, il castello di Moliterno (Castrum Moliterni cum hominibus etpertiis torri et blandis contentis in eo) (con le prestazioni dovute) ed i Brajda lo tennero 108 anni dal 1268 al 1477. Sotto di essi Moliternofù più volte devastata per le continue lotte tra i partigiani dei nuovi arrivati e i fedelissimi di casa sveva che causarono la morte di numerose persone. Per il risarcimento dei danni subiti, la baronessa Odolina d'Aquino, vedova di Oddone, ottenne da Carlo il godimento temporaneo della terra di Sanseverino di Camerota nel Cilento di cui erano feudatari i baroni di Carlo d'Angiò

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